Il Bordello dove puoi scegliere tra Ragazze vere o di Gomma

Nell’immaginario comune, andare in un bordello, significa entrare in un locale dove nell’area comune si possa bere qualcosa, scegliere qualche ragazza che ti provoca e che ti piaccia e poi andare in qualche camera con lei per quella mezz’oretta necessaria a trovare un pò di piacere.

Ci sono donne per tutti i gusti e ci sono anche ragazze con le quali giocare in modo diverso, con un pizzico di bdsm, feticismo, sex toys etc etc.

Ma come succede normalmente per qualsiasi “prodotto”, spesso non vince il locale che offre la qualità migliore, ma quello che si specializza e offre “stranezze” che sul mercato nessun altro è in grado di offrire.

Andare in un Bordello con una Bambola di ultima generazione

La sala d’attesa – piccoli pouf in finta pelle, linoleum e muri bianchi – potrebbe essere quella del dentista. Solo alcuni dettagli suggeriscono un tipo di anticamera diverso: la luce è fioca e rossa, e c’è un poster su cui una ragazza orientale beve latte da una brocca d’argento. Il latte le bagna la camicia e questo, suppongo, dovrebbe essere erotico.

Alle dieci del mattino di un lunedì di giugno il bordello (in Catalogna è legale) Apricots, vicino al Camp Nou – lo stadio del Barça – è in piena attività: tutte e quattro le stanze sono occupate. Tre da escort, una da Katy: bionda, occhi azzurri, un metro e sessantacinque di altezza, un seno coppa H che non mostra segni di cedimento, come nessuna altra parte del suo corpo, del resto. Non è una questione d’età, però, né di geni fortunati; è solo buona fattura: Katy è una bambola. Anima di acciaio inossidabile, copertura in silicone Tpe – quello chirurgico, il migliore al tatto –, Katy è la più richiesta della scuderia (che comprende anche Niky e Kanda, e a breve Yoko, 37 gradi di temperatura corporea grazie a una resistenza interna) a disposizione nel bordello di Barcellona, il primo in tutta Europa a offrire sesso con bambole.

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La tariffa è identica a quella delle escort delle stanze accanto: 80 euro mezz’ora, 100 un’ora (125 per il modello riscaldato). «Prezzi non per tutti, ci rendiamo conto. Ma, prima di avviare l’impresa, abbiamo fatto un anno di studi sulle potenzialità del mercato, e abbiamo capito che questa è la richiesta giusta», dice Sergi Prieto, 26 anni, uno dei quattro soci di Lumidolls, la società che importa, vende, affitta a domicilio e mette a disposizione nel bordello le bambole.

Laureato in Economia e commercio, un passato di lavoretti per mantenersi agli studi, Prieto ha scoperto le bambole in Rete e immaginato che il business, fiorente in Oriente, potesse funzionare anche da noi. «Uno dei soci è andato a Shenzhen, in Cina, dove vengono prodotte la maggior parte delle bambole, e ha scelto i modelli che potevano andare bene per noi». Le sex doll – mi spiega Prieto – si dividono, a grandi linee, in tre categorie: quelle basiche che sono carine ma non possono essere riscaldate e non interagiscono in alcun modo, quelle di categoria intermedia che si riscaldano e volendo possono anche gemere («ma il suono è troppo artificiale: non le abbiamo prese»), e infine i modelli deluxe: belle e con il cervello, ovvero un computer installato nella testa che consente alle bambole di gestire limitate conversazioni, per ora solo a tema sessuale.

Dietro ogni doll ci sono migliaia di operai, brevetti, certificazioni, ricerche che incrociano la robotica, l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale. Prieto non ha dubbi: «Nel futuro avremo relazioni sociali ed emotive con le bambole».

Nell’attesa di una tecnologia che le faccia provare davvero qualche forma di sintetico piacere, Kanda simula un orgasmo perenne: occhi chiusi, bocca leggermente aperta, fronte un po’ corrucciata. Ci aspetta adagiata sul letto di una delle stanze a disposizione per i clienti: sei metri quadrati senza finestra, ma con molti specchi, un maxi schermo che trasmette porno a scelta, una doccia scenografica e, sul letto accanto a Kanda, un secchiello con ghiaccio e champagne, uno dei molti extra disponibili a richiesta.

Kanda ha un look essenziale (biancheria, sottoveste, reggicalze e calze), ma opzionando il servizio Fantasia, ogni doll può essere vestita come si desidera: tailleur e camicia di seta se la si vuole manager, mini kilt per la collegiale, top e leggings per chi trova eccitante la palestra. «Se ci viene recapitata per tempo, non abbiamo nessun problema a farle indossare anche la maglia di Messi. E non dico per dire: è successo».

Compresi nella tariffa ci sono anche il lubrificante e i profilattici che ovviamente non sono obbligatori, ma curiosamente quasi tutti i clienti utilizzano. Dal punto di vista igienico le bambole sono sicurissime: vengono sottoposte a una accurata pulizia certificata e misteriosa. «Ci sono segreti che dobbiamo mantenere per non favorire la futura concorrenza». Con le doll si può fare tutto, escluso metterle in piedi (li hanno arcuati, tipo la Barbie) ed eiaculare sui capelli. Tutto il resto è permesso, previa caparra di 50 euro per coprire eventuali danni. In questi primi mesi di attività l’unico incidente si è verificato il giorno dell’inaugurazione: un cliente ha staccato un seno a una bambola che è stata subito prepensionata.

Racconta Nuria, addetta stampa di Apricots, che le ragazze hanno accettato l’arrivo delle bambole con grande curiosità e allegria. «Noi siamo sostenitori di una prostituzione etica: significa che le escort sono libere professioniste cui noi affittiamo le stanze. Chiediamo solo che abbiano i documenti in regola e che non introducano droghe nel bordello. A parte questo, ciò che avviene all’interno delle camere sono affari loro. Ma sappiamo che spesso hanno chiesto ai clienti di giocare, tutti insieme, con le bambole». L’interazione a tre va abbastanza: qui raccontano che non sono rare le coppie che prenotano la bambola. L’idea di fondo è quella di un gioco sessuale che non si possa configurare come tradimento. Il concetto della fedeltà entra in gioco spesso nelle motivazioni di chi sceglie di fare sesso con le doll. «Molti degli uomini che vengono da noi hanno mogli e compagne, alle quali possono confessare la trasgressione, senza mettere in crisi il rapporto», dice Prieto. E aggiunge: «Io stesso ho fatto sesso con una bambola prima di avviare il business. Dovevo capire. Ho chiesto alla mia ragazza se per lei fosse un problema, e lei si è fatta una risata. Adesso abbiamo due bambole di scorta nel garage di casa, ma non le uso mai. Un giorno potrei, insieme a lei. Credo si possa fare tutto, se c’è il rispetto. Per lei potrebbe essere eccitante e per me… bello. Non come un rapporto vero e proprio, ma come una masturbazione all’ennesima potenza».

Secondo le risposte ai questionari che Lumidolls invia ai clienti, tra le ragioni per cui si sceglie di fare sesso con le bambole ci sono, oltre alla fedeltà alla propria partner, la curiosità e il desiderio di vivere un rapporto in cui non si viene giudicati. «Siamo di fronte a due tipologie di utenti opposte: da una parte uomini che, nel sesso, hanno provato già tutto e vogliono aggiungere al loro personale “curriculum” la bambola; dall’altra, persone con qualche problema relazionale o fisico – andiamo dall’estrema timidezza al micro pene – che non hanno il coraggio di frequentare donne, nemmeno a pagamento», dicono in azienda.

Fare sesso con un oggetto permette, poi, di mettere in scena fantasie che con una partner non si potrebbero realizzare: l’ombra di alcuni segni impressi nel corpo di silicone delle bambole racconta questo. Anche qui, però, non tutto è lecito: «A un cliente che, prenotando un’ora via mail, richiedeva di trovare la bambola impiccata, abbiamo risposto di no», spiega Prieto. Sempre per non superare un confine non detto, Lumidolls ha scelto di non mettere a disposizione bambole la cui altezza sia inferiore a un metro e cinquanta o con fattezze non adulte.

Il bordello è aperto 24 ore al giorno, 7 giorni su 7: l’idea è di farne un franchising. Pare che tra i tanti interessati a esportare il modello di business, il primo a farsi vivo sia stato un noto imprenditore italiano che sta pensando di aprire a Milano un sexy shop con stanze per le bambole. Gli studi di questo imprenditore l’avrebbero convinto che il mercato italiano è prontissimo per la novità e trattandosi di oggetti – al pari di sex toy – l’attività sarebbe perfettamente legale.

Il core business di Lumidolls sono i clienti che stanno diventando affezionati: per uno che prova e dice «mai più», ce ne sono due che tornano, e poi tornano ancora. Tra questi c’è Marc (nome di fantasia), sulla trentina, sposato. «Mia moglie ha accettato da subito che non le fossi sessualmente fedele. Ed è stata felicissima quando sono passato da fare sesso con prostitute a farlo con le bambole, per le quali, ovviamente, non prova nessuna gelosia». La bambola preferita di Marc è Katy. Ne ha provate altre, ma a un certo punto ha cominciato a chiedere solo di lei. «Mi piace la sensazione fisica che dà, quando la tocco e quando la penetro. Ha proporzioni un po’ eccessive, il seno è davvero enorme, ma mi piace anche questo di lei».

Marc ammette che quando fa sesso con la bambola, pensa a una donna vera: «È come quando mi masturbo, solo molto più eccitante. Con Katy posso realizzare le mie fantasie, a livello sia di posizioni che di aggressività. Non è vero che con le donne si può fare tutto, anche se il rapporto è solo sessuale e a pagamento, entrano in gioco comunque se non i sentimenti, almeno le emozioni. Scappa sempre un bacio, una carezza. Katy, invece,  mi piace perché non chiede e non si aspetta niente».

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