Esistono 7 forme di Pisello. Com’ĆØ il tuo?

Esistono 7 forme di Pisello. Com’ĆØ il tuo?

Per gli uomini, colpa dei film porno e della cultura erotica anni 90, il problema della dimensione del loro pisello ĆØ diventato patologico, convinti che sia la dimensione a dare piacere alle proprie partner, ci si ĆØ dimenticati completamente che la dimensione conta quasi nulla rispetto al saperci fare. Puoi avere una Ferrari, ma se non sai guidare, quello col Pandino anni 80 ĆØ capace di umiliarti e non poco.

Anche se a un primo sguardo possono sembrare tutti uguali, i membri degli uomini sono diversi. Un esperto ha quindi deciso di selezionare un elenco molto particolare e di dargli una definizione alquanto riconoscibile

L’elenco ĆØ stato stilato dal dottor Darren Breen, amministratore delegato di iMEDicare LTD che ne ha indetificati di 7 tipologie E tu sai indicare di che tipo ĆØ il tuo “gingillo” ?

La matita

Un membro particolarmente lungo e sottile con una circonferenza che si mantiene uniforme lungo tutta la lunghezza dell’asta. Darren ha aggiunto: “La lunghezza può variare enormemente ma ĆØ molto lungo e solitamente più sottile della media”.

Il peperone

Più corto della media (tra gli 8 e gli 11 centimetri) ma insolitamente spesso per l’intera minuta lunghezza. A quanto pare, in un sondaggio condotto su 7.500 persone, quasi un terzo delle donne (il 31%) ha affermato che la larghezza dell’organo del partner sia decisamente più importante della lunghezza del succitato organo.

Il Cono

Purtroppo un membro a forma di cono non ĆØ proprio il massimo. Con una base larga, va restringendosi man mano che ci si avvicina alla punta. E con “non ĆØ il massimo”, non ci riferiamo ovviamente ad aspetto estetico o a particolari deficit amatori. Il membro a cono a volte può essere un risultato della fimosi, un restringimento del prepuzio. Chi ha questo tipo di organo, magari con un prepuzio talmente stretto da non permettere al glande di ritirarsi nella sua adorabile dimora, forse farebbe bene a contattare il proprio medico di famiglia.

La banana

La banana potrebbe facilmente fare la fine del cono, anche se con risvolti molto diversi. Se il vostro membro o quello del vostroĀ  partner ha una leggera curva a sinistra o a destra, hai una banana del tutto naturale. Una lieve curvatura non ĆØ infatti un problema, secondo Darren, ma una curva estrema o una che si sviluppa dopo un infortunio potrebbe essere sintomo di qualcosa di spiacevole. Ne ĆØ un esempio la malattia di Peyronie in cui il tessuto cicatriziale fa piegare il membro in maniera eccessiva.

Il martello

Il martello inizia più stretto alla base per culminare in una testa particolarmente ampia. Potreste anche immaginare un fungo dal cappello particolarmente largo. Se giĆ  vi siete immaginati nei panni di Thor, il mitico figlio di Odino della mitologia norrena, sappiate che purtroppo un membro a martello, per via della forza di gravitĆ , ĆØ più difficile da mantenere in forma durante un’erezione.

La salsiccia

Senza infamia e senza lode, tra i 400 pazienti al mese che si recano in pellegrinaggio presso la iMEDicare LTD, questo ĆØ probabilmente il membro più comune: ha uno spessore e una lunghezza medi, e rimane lo stesso spessore lungo tutta l’asta. Niente da dire, lo definiremmo una salsiccia standard.

Il cetriolo

Molto simile al membro a salsiccia ma con una circonferenza lievemente sopra la media, mantenendo quindi la stessa circonferenza virile fino in fondo. Praticamente è agli antipodi del membro a matita, con una circonferenza piuttosto importante e, a detta di Darren, una lunghezza che può variare dai dodici ai venti centimetri. Praticamente il sogno della virilità.

Una vita da scambista di Barbara Parisi (Libro)

Una vita da scambista di Barbara Parisi (Libro)

Se cercate qualche opera che parli di scambismo e sessualitĆ  condivisa troverete molte difficoltĆ  a reperirla. Ci sono si diverse opere che raccontano situazioni, incontri, ma nessuna di queste riuscirĆ  mai a dare un’idea d’insieme sul “come” si diventa scambisti e come tutti, ognuno a modo proprio, dovrebbe vivere la propria sessualitĆ  libera da preclusioni e pregiudizi.

Abbiamo letto, recensito e valutato, il nuovo libro di Barbara Parisi “Una vita da scambisti” edito da ErosCultura.com e distribuito su tutti i principali canali di distribuzione italiana e, adesso, ĆØ giunto il momento di intervistare l’autrice dell’opera.

Una vita da scambista (edito da ErosCultura.com)

Ciao Barbara, dovremmo far finta di non conoscerci in questa intervista. Ti vuoi presentare?

Come preferisci, però qualcosina dovrò pur dirla tra le righe. Mi chiamo Barbara, la Lei della “Coppia Romana” di questo sito web, sposata con Claudio e madre di due bellissimi ma pestiferi bambini. Abbiamo superato i 10 anni in cui abbiamo iniziato questo gioco, perchĆØ di gioco si tratta, e siamo stati amministratori di un certo sito web chiamato ILO per qualche anno (ereditato da un’altra coppia) fino a quando non abbiamo trovato a chi “mollarlo” šŸ™‚

Potrei sembrare decisamente di parte, ma saranno poi le recensioni dei lettori a smentirmi o confermare il nostro parere, ma come ti ĆØ venuta in mente l’idea di questo libro?

Era una cosa che avevo in mente da tempo, ritrovando per caso il mio vecchio diario in cui da ragazzina appuntavo gli avvenimenti importanti della mia vita. Mi sono sempre rifiutata di scrivere un libro che fosse il classico grido di autoaffermazione femminile, in cui spesso le autrici cercano di gridare al mondo che esistono anche loro, e questa cosa mi ha sempre frenata fino a quando non ho avuto un’idea, dopo aver letto un libro erotico, per impostarlo come una spiegazione di come funzioni questo mondo, del perchĆØ di certe scelte e di come dovremmo tutti vivere certe cose con maggiore leggerezza.

Molti libri sullo scambismo, non ce ne sono molti che ne parlino a dire il vero, sono molto incentrati su come si fa il sesso e sulle situazioni. PerchĆØ invece tu hai deciso di partire da lontano?

PerchĆØ la sessualitĆ  femminile ĆØ complessa, immensamente intricata. Gli istinti riproduttivi di una donna si intrecciano tra paure, senso del peccato, pericoli di rimanere in cinta, l’essere usate o forzate a fare cose che non si vogliono fare in un determinato momento. Il nostro mondo tenta di forzare le donne ad aver paura del sesso per poterle controllare, per impedirne la libera espressione, inculado l’idea che se cerchi di realizzare le tue voglie come se fossi un maschio ĆØ un male, ĆØ sbagliato, devi essere denigrata e allontanata. E tutto questo si forma nella testa di ognuna di noi dall’adolescenza. Superare queste paure, commettendo errori, iniziare a capire il senso di “trovare persone giuste” e non aver paura di provare ĆØ un lungo percorso che inizia da piccole.

Per chi credi sia adatta la lettura di questo libro?

Non ĆØ un libro che deve essere letto come la singola storia di una delle tante coppie scambiste, ma come a certe scelte ci di sebba sempre arrivare, insieme, con la testa prima che con gli organi genitali. E’ una storia che spero serva a far capire a chi non ne sa nulla cosa sia il nostro mondo, a quelle coppie che sono indecise per trovare il coraggio e, non da meno, a quei singoli che sono convinti di proporsi come bull solo per aver visto un paio di film porno, spiegandogli la psicologia che insiste dietro una coppia scambista, aiutandoli anche a comprendere come si dovrebbero presentare.

Questo libro si attiene fedelmente a cose e persone reali o lo hai romanzato?

Per ovvie ragione di “privacy” o perchĆØ non ci siamo più in contatto e non potevo chiederne il permesso, i nomi delle coppie che citiamo nel libro sono stati cambiati, come per una questione di linearitĆ  anche alcuni luoghi per non poter dare troppi riferimenti alla vita reale delle altre persone. La “segretezza” nel nostro mondo ĆØ e rimane la cosa più importante.

Delle esperienze raccontate nel libro quale, come dici nel libro, al solo ricordo ancora oggi ti fa “mordere un labbro” dal desiderio?

La mia prima volta in palestra ĆØ sicuramente una di quelle. E’ stato uno spartiacque tra il subire il sesso e iniziare a comandarlo senza più remore. Non che le altre mi siano dispiaciute ^^

L’ultima domanda. PerchĆØ bisognerebbe leggere il tuo libro e acquistarlo ?

Non l’ho scritto con l’intenzione di diventarci ricca o tantomeno famosa, cosa che decisamente eviterei a tutti i costi, ma perchĆØ ho sentito la necessita di voler trasmettere ai miei lettori quel messaggio di libertĆ  e realizzazione che solo un buon sesso può darti. Ognuno a modo suo, nessuno come gli altri, ma sempre in forma libera e consensuale. Quello che ci fa morire sono i desideri a cui abbiamo rinunciato, le paure che non abbiamo voluto affrontare.

Recensione Staff ILO (*)

(*) Basato sulla media di valutazione di n.3 persone del nostro staff

Mi hanno chiamata “Puttana” e me ne vanto

Mi hanno chiamata “Puttana” e me ne vanto

PerchĆØ se un uomo va in un club privĆØ ĆØ una persona che vuole solo divertirsi e che, ci sta, in fondo si possa cercare una scopata fuori dal matrimonio senza che ci siano legami mentre se lo fa una donna ĆØ una zoccola depravata, non degna di rispetto, che cerca solo cazzi perchĆØ insoddisfatta della vita e con cui ĆØ meglio non avere troppo a che fare non appena arrivati all’ejaculazione?

PerchĆØ se una donna viene beccata a rimorchiare su un social viene derisa, schernita e, dopo aver ricevuto un rifiuto perchĆØ considerata preda facile, allontanata e segregata come se si fosse ancora nel medioevo?

E queste persone, questi benpensati, poi sono gli stessi che si lamentano del fatto che le italiche donne non la diano con facilitĆ . Prima scatarrano nel piatto dove vorrebbero mangiare e poi si lamentano del servizio.

Mi hanno chiamata puttana. PerchĆ© gli ho sorriso quando mi diceva che avevo un bel culo, gli ho detto si senza aspettare troppo tempo, mi sono fatta toccare ovunque senza particolari impedimenti, gliel’ho preso in mano senza guanti sterilizzati da chirurgo e poi l’ho perfino messo in bocca e non ci eravamo ancora neppure presentati.

Mi hanno chiamata troia perchĆ© mi ĆØ piaciuto, ed eravamo in un piccolo sgabuzzino ricavato dentro il pub, mi sono liberata di mutande, reggiseno, gli ho sbottonato il pantalone e mi sembrava gli piacesse, era felice, lui godeva e devo dire che godevo anch’io.

Mi hanno chiamata sporca perchĆ© non ho tenuto a precisare i dettagli della mia intimitĆ , gli ho solo detto “tiĆØ, mettiti ā€˜sto preservativo” e poi ho sollevato l’anca e l’ho spinto dentro senza indugiare. E se ne avevo voglia non ho capito perchĆ© mai avrei dovuto rifiutare. L’unica cosa della quale avrei potuto lamentarmi era il fatto che ĆØ venuto troppo presto, era eccitato, c’era da capirlo, allora mi sono toccata e lui mi ha dato una mano, anzi la lingua, per fare arrivare pure me.

Ma come, non lo fermi? Non gli dici niente? Non vuoi neppure avere un abbraccio, una parola dolce, qualcosa che possa dare l’illusione di un interesse differente? E dico no, non me ne frega niente. Mi ĆØ piaciuto. Dovessi mai incontrarlo un’altra volta può anche ricapitare. Se gli sta bene. Se mi sta bene. Ma al momento dirsi ciao e grazie dopo il sesso e continuare a trascorrere la serata come prima mi sembra la migliore cosa.

Mi hanno chiamata troia perchĆ© secondo la mia amica mi sarei comportata come un maschio. E ho chiesto “un maschio gode quando scopa? e perchĆ© mai non posso farlo anch’io?“.

Mi hanno chiamata puttana perchĆ© mi ĆØ piaciuto quello che non avrebbe mai dovuto piacermi. Anzi mi eccita, ancora, solo ripensarci. PerchĆ© sono fatta di carne e di libido e non c’è alcuna morale che possa convincermi del fatto che mi sono sbagliata.

Mi hanno chiamata sporca perché avrei dovuto, come minimo, sperare che lui mi chiamasse il giorno dopo, a me che non gli ho neppure dato il numero di telefono, avrei dovuto sospirare, innamorarmi, immaginare di mettere su casa e fare mille figli con uno con il quale mi è solo piaciuto scopare.

Mi hanno chiamata stronza quando ĆØ sembrato che per difendermi dalle accuse ho dato delle bacchettone e moraliste alle mie conoscenti, quelle che mi hanno vista entrare con quel tale dentro lo stanzino e poi mi hanno aspettata fuori. Una mi ha detto “ero preoccupata… pensavo ti stesse stuprando…“.

Mi hanno chiamata troia perchĆ© avessi detto si trattava di uno stupro forse sarebbe stato meglio, avrei evitato di essere processata perchĆ© manco dell’aspirazione alla santitĆ . E mi chiedevo se esiste regola che imponga alle donne di sentirsi violate se non rispettano le convenzioni sociali.

Io mi ricordo ancora quelle mani strette, i colpi serrati, il caldo, l’odore, lo rifarei senza problemi, perchĆ© certe volte l’intesa scatta in un momento e di lui non so cosa mi ha colpito, forse la voce, forse. Ma se dopo il sesso non proclamo di essere una martire profondamente innamorata, se ben distinguo la chimica dal sentimento, allora sono un maschio, che per chi ĆØ un po’ specista diventa essere un “animale”, nel senso becero e deteriore di quel termine.

Io troia, io puttana, io animale, io sporca. PerchĆ© in fondo c’è una mentalitĆ  che ci vuole un po’ cosƬ: stuprate, sofferenti e infelici o se felicemente scopanti dunque stigmatizzate. Al massimo sposate figlianti, senza eccessiva eccitazione per gli appuntamenti a letto.

Ho fatto sesso consensuale con un tale che non me l’ha chiesta, io non gliel’ho chiesto, mi ĆØ piaciuto e poi non ci siamo mai più visti. Per la mia amica sono ancora quella che avrebbe avuto un trauma da piccola chĆ© altrimenti sarei lƬ a fare la sentimentale con qualcuno.

Mi ha triturato le ovaie con il mio presunto senso di solitudine, chĆ© noi femmine saremmo diverse, che non ĆØ possibile che possa piacerci una cosa cosƬ, che per sentirsi realizzate per davvero le “donne”, e l’ha detta proprio cosƬ declamando teorie al plurale, avrebbero bisogno di sicurezza, stabilitĆ , casa, famiglia, figli. Le ho detto “stai serena… a te forse non sarebbe piaciuto ma a me invece si“.

Lo posso dire che se lei trombasse di più e avesse meno moralismi attaccati sulla pelle forse starebbe meglio e farebbe stare meglio pure me?

Il mio primo FFM con un’amica

Il mio primo FFM con un’amica

Allargare i propri orizzonti, come quelli sessuali, ĆØ un qualcosa che spesso si fa senza esserne pronte. Si azzarda, si prova, e poi si valuta se la cosa sia piaciuta. Oggi vi riportiamo un racconto di una ragazza che ha fatto la sua prima volta a tre dove ci racconterĆ  cosa ha provato e come ha vissuto la cosa.

Un’esperienza da fare

Incontrata in casa, la sera che arrivò insieme al mio coinquilino. Da non so quale festa finirono in camera e li avrei sentiti scopare distintamente, poi, perché quel letto là era uno di quei mobili vecchi cigolanti con cui si arredano le case come quella in cui abitavo in quel periodo. Li sentivo bene e andarono avanti per un pezzo, quasi tutta la notte e io di là nella mia stanza a pensare beati loro.

E lei mi era sembrata giƠ da subito molto bella. E mi sorrideva e giƠ mi guardava. E insomma di lƬ a pochi mesi stavamo insieme. Molto di quello che avrei saputo del sesso e del mio e corpo lo avrei imparato da lei. Fino a quel momento avevo proceduto per tentativi mai troppo riusciti. Comprese esperienze con alcuni ragazzi ovviamente abbastanza fallimentari. Ma poi era arrivata lei. Che a letto mi diceva cosa voleva e come e quanto a lungo.

Istruzioni, ordini, certo tenerezza, ma mai troppa. E mi piaceva. Anzi: mi faceva impazzire. Sapeva sempre dare una direzione ai suoi desideri e mi invitava a fare altrettanto. “Davvero non ti sei mai toccata cosƬ?”, “Aspetta, fammi girare che ti sento di più”, “Aprila con le tue dita, fammi entrare, guidami tu”: era un gran parlare nel fare sesso, a letto, in macchina, nei boschi (dove andavamo a passeggiare e ci eccitava l’idea del rischio di essere viste).

Parlavamo prima durante e dopo, tranne quella volta in quell’ostello, costrette ad un innaturale (per noi) silenzio forzato in quella specie di camerata. Quel silenzio e il nostro respiro soffocato-mi ricordo-dilatarono il piacere come non avremmo immaginato. Io ero creta e prendevo forma sotto le sue mani, la sua bocca.

Esploravo la sua fica ed ero incantata da quella come dai suoi occhi azzurri e un po’ folli. Quel naso perfetto. Il suo culo abbondante e sodo. Donna difficile con un passato difficile: ne ero ovviamente innamorata. Sebbene fossimo quasi coetanee, avevamo esperienze lontane e vite su piani diversissimi. Lei tanti uomini, prima e dopo matrimonio e separazione da un tipo evanescente.

Io praticamente una bambina goffa sebbene ben oltre i vent’anni. Ma le piacevo. Mi piaceva. Ci ubriacavamo di sesso. Una domenica ci eravamo dedicate a noi stesse per ore, con una passione e una frenesia tale che arrivammo ad un appuntamento con amici, nel pomeriggio, che a malapena ci reggevamo in piedi.

Fu imbarazzante, in effetti. E mi sembrava che il mio e il suo odore fossero percepibili a metri di distanza, nonostante la doccia bollente. Ci ripromettemmo di non esagerare in occasioni di socialitĆ  future. Come dopo una sbronza: buoni propositi, insomma. Ma era lei a decidere quando e quanto.

Per me doveva passare un bel po’ di tempo tra un orgasmo e l’altro. A volte giĆ  dopo il primo mi ritrovavo esausta. Persa, svuotata di energie. Mi prendeva in giro. Diceva che era la parte maschile di me. Lei non si fermava mai. C’era dell’ossessivo in quella sua voracitĆ , in certe fantasie, ora lo so bene. Ma la mia insicurezza pesava: pensavo di non essere abbastanza. Quasi sempre pensavo che le mancava il corpo di un uomo.

Quando e come conoscemmo lui non me lo ricordo. Amici comuni, probabilmente. E certo all’inizio era un altro poverocristo con cui mettemmo in atto certi giochi bastardi che ci piaceva fare quando eravamo in giro per pub. Quando arrivavano questi ragazzi e attaccavano a chiacchierare, in cerca di conquiste.

Ci piaceva l’idea che non capissero che stavamo insieme e che ci bastavamo (abbondantemente) da sole. Ma ugualmente ci lasciavamo lusingare, mettevamo in scena il gioco delle parti, ridevamo di giochi di parole che capivamo solo noi, rafforzavamo l’intesa, ci sentivamo potenti. Due stronze, insomma.

Ma lui era diverso. Ci inteneriva. Il corpo troppo magro, il viso sempre con un ombra di barba, quella linea scura fitta che hanno certi uomini che pure si sono rasati la mattina. Una calvizie precocissima, braccia e torace fitti di pelo, chƩ allora non si usava tanto che i maschi si depilassero.

La mascella pronunciata, non bello, ma con ciglia lunghe e labbra carnose. E modi un po’ femminei e la erre moscia. Si vedeva lontano un miglio che non aveva mai fatto sesso in vita sua.

Ci fantastichiamo su un bel po’, in diverse occasioni. E ce lo raccontiamo, chiaro. E’ parte dei giochi tra noi, a letto. Ma poi succede che io sto fuori un intero fine settimana. E che passa ancora un po’ di tempo e mentre stiamo vicine, ci tocchiamo, le mie mani bagnate di lei, le sue di me, mi dice che se lo ĆØ veramente portato a letto. Anzi sul divano letto che ĆØ nell’altra stanza, perchĆ© lei a certe forme di rispetto ci teneva.

E qua accade quello che nƩ lei nƩ io ci saremmo aspettate. Non esplode nessuna scenata di gelosia. Non sono ferita. Sono smarrita. Mi si fa strada dentro una roba che non conosco.

Mi sembra naturale che sia accaduto, a lei piacciono gli uomini, no? Solo mi sembra ingiusto che sia accaduto senza di me. Quello. Solo quello mi fa star male. Ha aspettato che io non ci fossi. E gli ha fatto l’amore. Per la prima volta lui ha scopato. Immagino (perchĆ© lo so) quanto lei sia stata brava. E io ero altrove.

Ora vedo tutto molto chiaro. Ma non fu cosƬ, allora. Mi sentivo forse come quando da bambina non mi lasciavano entrare a giocare con loro (cugine, sorelle più grandi). Mi sentivo esclusa. Non gelosa. E lei ĆØ sconvolta da questa mia totale assenza di rabbia. InizierĆ  da quel momento a pensare che non la amo abbastanza. Che lei o un’altra sarebbe lo stesso, per me.

Ma ormai io devo colmare quel vuoto. Non so quanto tempo passerĆ  ancora. Ma succede che dopo un gran parlarne lo invitiamo a cena. Lui sa che io so. Ci piacciamo. Tutti e tre, intendo. E l’atmosfera ĆØ elettrica e rilassata al tempo stesso. Ho cucinato io. E abbiamo bevuto del vino ma siamo tutt’altro che ubriachi.

Quando ci spostiamo dalla tavola al divano non ĆØ casuale che lei stia tra di noi, incominciamo presto ad accarezzarla. A baciarla. Ci spostiamo in camera. Ci spogliamo senza alcuna vergogna. E fare l’amore in tre ĆØ per me una sensazione strana e bella. Non ho paura di nulla, ho la donna che amo accanto. I gesti di lei sono sicuri quando tira fuori un preservativo. E anche il cazzo di lui mi pare bello e desiderabile. Si lascia fare tutto, mai invadente, ma con quell’erezione importante su quel corpo nodoso ci sta dicendo che si, ĆØ contento, che ci vuole.

Il ricordo vivido di lui che geme mentre la penetra e io che lo penetro a mia volta con un dito e gli piace e gli accarezzo da dietro il culo e gli bacio la schiena. Poi lo succhio mentre ĆØ in ginocchio accanto a me e io sto sdraiata e lei mi scopa forte. Ma ĆØ lei che voglio vedere mentre gode. Lui ĆØ perfetto, ma i suoi desideri sono oscuri e non me ne preoccupo.

Non mi interessa lui, anche se lo lascio godere nella mia bocca, perchĆ© ora ĆØ sempre più eccitato mentre guarda lei che mi lecca e mi fa venire. Lui ora ĆØ sdraiato accanto e la accarezza, la bacia mentre lei geme più forte e io so come farla arrivare all’orgasmo. Anche lei. Finalmente. Era per lei, tutto questo. Tutto per lei, mi dico.

La scena successiva ĆØ quella che – paradossalmente – mi occuperĆ  la testa per un sacco di tempo, nonostante non ci sia alcuna performance erotica: mi sono alzata a preparare un caffĆØ e ho messo le tazzine su un vassoio. Lo porto a letto, siamo ancora tutti e tre nudi.

Sdraiati, ci guardiamo compiaciuti. Corpi sulle lenzuola senza alcun pudore. Mi pare faccia parte anche questo del piacere, una coda di quello che ĆØ appena stato. E ci sorridiamo. Ci parliamo. E mi piace davvero. Non provo alcun imbarazzo. Sono pronta a rifarlo.

Ma non accadrà. Mai più. E se dopo anni ci ripenso è solo perché penso oggi di aver fatto un pessimo servizio a me stessa e di aver ceduto alle mie paure, negandomi quello che il mio corpo aveva detto chiarissimamente quella volta là. Con lei finirà da lì a non molto. Aveva capito benissimo che mi era piaciuto.

Si guarderà bene, quindi, dal farlo accadere ancora. Il controllo lo aveva avuto sempre lei. Il piacere mio esisteva in funzione del suo (ché mica solo gli uomini hanno dinamiche di potere marcate, sapete?). Io mi racconterò a lungo e poi racconterò ad altre che quel che è stato era per lei, non per me.

Che gli uomini piacevano a lei e che tutto era accaduto per lei. Negherò a me stessa quella parte di me che pure era stata così incredibilmente spavalda e soddisfatta forse per la prima volta nella mia vita in fatto di sesso. Ma oggi voglio tornare ad essere quella ragazza che fa il caffè e lo serve a letto nuda, senza alcuna vergogna.

Voglio smettere di dire bugie a me stessa. Non credo sia tardi. Piacersi e fare un passo di libertĆ  non lo ĆØ mai.

Le diverse fasi sessuali nella vita di una coppia scambista

Le diverse fasi sessuali nella vita di una coppia scambista

Il sesso per essere intrigante e felice non deve mai essere uguale e fine a se stesso e, anche per chi lo fĆ  meglio degli altri, esistono momenti giusti per fare delle cose e altri in cui quello che per altri ĆØ considerato il massimo del piacere a te annoia.

Una coppia scambista non si sveglia la mattina dicendo “Buongiorno amore, oggi invece di andare a fare spesa ti va se scopiamo un pò con tutti ?”.

Una coppia scambista attraversa nella stragrande maggioranza delle volte un inizio che ĆØ travagliato, fatto di un’idea, una proposta da parte del o della partner che inizialmente possono minare le proprie sicurezze.

Per una donna spesso la proposta di allargare il rapporto viene quasi sempre presa come un “Me lo chiede perchĆØ non gli basto più e vuole scoparsi altre”.

Ci vuole tempo per metabolizzare e mentalmente comprendere una cosa che nessuno ti ha mai spiegato o voluto farci capire. Che Sesso e Amore sono due elementi scindibilissimi.

I primi passi

Una volta che una coppia ha deciso di provare non ĆØ che aprono la porta di casa e fanno entrare tutti (quello succederĆ  dopo …). Per un uomo fare sesso con un’altra donna ĆØ piuttosto semplice, per una donna fare sesso con un alltro uomo ĆØ decisamente più complesso.

Da una parte sale l’istinto autoprotettivo che ti fa diffidare degli sconosciuti, il sentirsi non adeguata e il non sapere come l’eventuale rapporto proceda avendo paura di non poter controllare la situazione che si verrĆ  a creare. L’imbarazzo poi ĆØ la bestia più difficile da superare.

Non esiste una regola comune a tutte le coppie e conosco chi ha deciso di buttarcisi dentro senza paura, come chi, come noi, ha fatto dei piccoli passi e chi invece a distanza di molto tempo sta ancora li alla finestra, idecisi.

Spesso si inizia con dell’esibizionismo sui social fino a quando una coppia o un singolo intriga e allora si viene tentati di prendersi un caffĆØ conoscitivo. Ma sapete quanti no alla fine escono? Ecco. Non immaginate mai che se una coppia vi invita per un caffĆØ, se ĆØ alle prime armi, sia un SI sicuro. Anzi.

E poi alla fine si trovano le persone giuste, si supera l’imbarazzo che dura veramente 10 minuti e si finisce la serata dicendo un “Ah però.. sai che mica male come esperienza?”

La sperimentazione

Avete presente i bambini che imparano ad andare in bicicletta? Per lo scambismo ĆØ la stessa cosa.

Superata la paura di cadere e farsi male, si inizia a pedalare sempre più velocemente per andare più forte, sprigionando quel senso di libertà susseguente a una vita fatta di prigionia sessuale, e nessuno vi fermarà più finche non finirete le energie.

Ed ĆØ proprio in questa fase, liberati dalle paure, che si fanno incontri di continuo, senza stare nemmeno troppo a selezionare. Una proposta di incontrarsi, accettata senza troppi convemevoli, si va e magari dopo se si ha tempo si prova nella stessa sera altrove.

Car Sex o Club privĆØ, Party con coppie o una piccola o grande gang con singoli. Nulla in questa fase viene lasciato nel cassetto.

Alla ricerca di situazioni (Il cerchio si stringe)

Cosa vi avevamo detto all’inizio dell’articolo? Che il sesso non deve mai essere uguale a se stesso per non diventare noioso. Quello che era una novitĆ  dopo un pò di tempo diventa routine.

Gli approcci, in particolare quelli, iniziano a darti noia. il “Ciao” a una foto condivisa che ti fa dire “Ma che pretendi pure una risposta? Mi faccio una foto con le chiappe spalancate per farti venire voglia di incularmi e tu mi scrivi “Ciao”?

Anche gli approcci diretti iniziano a scocciarti. Si ok, che si chiamino Maria e Michele, Giuseppiina e Arturo o Franca e Benedetto non fa differenza. Lo sai che vi vedere, 5 minuti di convenevoli, un uccello viene tirato fuori per essere succhiato e poi si fa sesso con il solo fine di rubare un orgasmo.

Dove è finita la perdizione? Il senso di fare qualcosa di proibito che dava quel tocco in più di eccitazione?

Per farla un pò alla Califano “Tutto il resto ĆØ noia” e iniziano i primi rifiuti che sono specialmente rivolti a chi non sa andare oltre al “vediamoci e scopiamo. vi interessa?”

Si chiude il cerchio

Alcune coppie ci mettono un anno, alcune di più, ma alla fine ci arrivano praticamente tutte. Ad un certo punto si sarĆ  stati a letto con centinaia di persone e tra queste, per ovvie ragioni, con alcune si ĆØ stabilita un’affinitĆ  speciale e con altre invece sono rimaste semplicemente dei numeri di cui non ci si ricorda manco più chi siano o come sia andata la serata.

E’ proprio con le prima con cui ci si continua a vedere, magari di tanto in tanto, come se fosse una comitiva, si aggiungono delle perone tanto per dare un tocco di variazione alle serate. E questo non vale solo per le altre coppie che si frequentano.

Coppie che non incontrano singoli ĆØ difficile che ci siano e sono molto rare, ma allora perchĆØ quasi tutte scrivono No Singoli? Il motivo ĆØ semplicissimo. Quella coppia ĆØ in questa precisa fase.

I singoli li hanno, ma sono persone “affidabili” con cui si sono trovate bene, c’ĆØ una certa affinitĆ  e che sono quasi sempre disponibili a stretto giro. Noi, come molte altre coppie, abbiamo dei figli, impegni, lavoro.

Magari riusciamo ad incastrare tutto per avere 3/4 ore al massimo libere ed ĆØ una cosa che si riesce a sapere all’ultimo, impossibile da programmare anche con una sola settimana di anticipo.

E’ ovvio che in questa situazione la voglia di “provare” nuove persone ĆØ poca e che se si riesce a liberarsi una volta al mese ĆØ bene che lo si faccia con chi sai che farĆ  andare bene le cose.

Insomma, per i NO SINGOLI dovete sempre cercare di capire che la strada ĆØ probabilmente chiusa semplicemente perchĆØ siete arrivati dopo šŸ™‚

Nota: Provarci non ĆØ mai un crimine. E’ da idioti insistere. In questo mondo vige una regola assoluta. Un No non vuol dire forse dopo si, riprovaci domani. Vuol dire semplicemente NO, qualunque sia la motivazione, desistete o farete solo la figura dei disperati.

La Stabilizzazione e forse… la fine.

ArriverĆ  prima o poi un momento di riflessione. Gli impegni, il dover sempre fare i carbonari, il rischio di essere riconosciuti (tanto prima o poi capita), l’essere stati vicini a far insospettire figliame o parentame, iniziano a farti capire che forse il gioco non vale più la candela.

Si è fatto di tutto, è stato bellissimo, adesso si è felici, ci si ama più di prima, si sono fatte delle esperienze che non ti spieghi come qualcuno possa rinuciarci solo per paura di farle.

Si però… proprio perchĆØ si ĆØ fatto tutto, niente ti da più la carica di una volta. E come un grande calciatore che ha calcato i campi più importanti del mondo si inizia a pensare che forse ĆØ il caso di ritirarsi piuttosto che passare tutto il tempo a guardare gli altri dalla panchina che fanno errori ed esperienze che per te oramai sono cose passate e vecchie.

Ogni tanto gli amici speciali li si rivedono, ma non è più quella ricerca spasmodica di arrivare a concludere che ti guida. Sono diventati amici, veri, anche loro.

Qualche volta capita, ma probabilmente anche per loro ĆØ arrivato il momento di appendere i genitali aperti al pubblico a qualche chiudo.

Magari riprenderemo più avanti….. forse. E’ quello che ci si dice sempre.

Questo articolo ĆØ scritto da Barbara (Coppia Romana). Link al loro profilo qui: (CLICCA QUI)