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Un oceano per una fantasia

Sono qua, a casa di questo tipo che ho visto dal vivo per la prima volta appena un’ora fa.

Non so chi mi abbia dato il coraggio di buttarmi in questa avventura. Dopo circa dodici ore di viaggio e sei ore di fuso orario sono stanca morta, ma ormai sono qui.

Fino ad ora è stato gentile. Abbiamo comunicato soprattutto usando il traduttore del telefono, cercando di capirci tra una frase e l’altra.

Di Firenze, invece, ho visto ben poco. Il Duomo l’ho intravisto solo di sfuggita dal finestrino dell’aereo. Appena usciti dall’aeroporto ci siamo subito allontanati dalla città, andando nella direzione opposta rispetto al centro.

È vero che sono venuta qui per godere di cose ben diverse da quelle artistiche.

Lui sa che non voglio essere penetrata da uomini. Sogno l’amore saffico, accetto e concedo solo sesso orale. Questa è la mia natura e finalmente l’ho accettata, senza compromessi.

Mi ha promesso che terrà il coso nei pantaloni. Io, comunque, ho preso le mie precauzioni: tengo sempre lo spray al peperoncino in mano, anche se lui non si è accorto che ce l’ho.

Usciti da una strada più grande, però, non mi ha portata direttamente a casa sua. Mi ha portata alla stazione.

Continuava a ripetermi “station”, prima in inglese e poi in italiano. La parola è abbastanza simile, quindi ho capito subito. Poi mi ha indicato due direzioni diverse: Firenze da una parte e Siena dall’altra. Continuava a ripetermi “Firenze”.

Io speravo che fosse lui a portarmi in giro.

È vero che, prima di partire, avevamo stabilito che tra noi non ci sarebbe stato un rapporto completo. Però avevamo parlato molto di sesso, e questa per me è anche una vacanza dedicata alle mie fantasie sessuali.

Gli ho già fatto vedere le tette in chat e abbiamo anche avuto un orgasmo insieme mentre guardavamo un video di un’orgia. Se tutto va secondo i piani stabiliti, ci vedremo anche nudi e parteciperemo a party e festini presentandoci come una coppia bisex, anche se tra noi non tromberemo.

Sa che non mi sono ancora concessa a nessuno, per una paura che mi porto dietro da tempo. Con il mio psicoterapeuta abbiamo deciso che questo tipo avrebbe potuto aiutarmi ad affrontarla.

Ci siamo confessati cose che non abbiamo mai avuto il coraggio di raccontare ad amici o parenti. Siamo strani tutti e due, ma in qualche modo ci siamo trovati.

Sa che ho paura di tante cose.

Quindi non capisco ancora perché mi abbia portata alla stazione.

Comunque, da lì mi porta finalmente a casa sua, facendomi vedere le strade durante il tragitto. Io sorrido e annuisco, anche se dentro di me continuo a chiedermi dove diavolo sia capitata.

Io sono venuta fin qui con un desiderio preciso: vivere finalmente qualcosa con un’altra donna e provare a realizzare una delle mie fantasie più profonde, fatta di amore saffico e di un’atmosfera orgiastica.

Quindi eccomi qua.

Una casetta con giardino, molto diversa da quelle a cui sono abituata in America.

L’ingresso dà direttamente sulla sala. Con il telefono mi spiega che questo è un vecchio fienile storico, poi ristrutturato e suddiviso in diversi appartamenti.

Finita la spiegazione, si avvicina a un cassetto e tira fuori un taser. Me lo fa vedere e lo appoggia sul divano.

Poi prende dei soldi e li mette su un  mobile. Mi dice “Hotel Firenze”, poi indica l’uscita e la direzione della stazione.

Non ha bisogno di aggiungere altro.

Capisco perfettamente cosa vuole dirmi: se in qualsiasi momento volessi andarmene, ho i soldi, so dov’è la stazione e posso prendere una stanza a Firenze.

È la sua maniera di dimostrarmi sincerità e correttezza.

Mi guarda serio per qualche secondo.

Poi sorride e, in inglese, mi domanda:

«Mi ami?»

Lo guardo stranita.

Come sarebbe a dire, mi ami?

Avevamo parlato chiaramente di amicizia, sesso e fantasie. Niente finti innamoramenti. E adesso mi chiede se lo amo?

Deve leggere il mio imbarazzo in faccia, perché scoppia a ridere.

Per fortuna scherzava.

Poi mi fa capire che vuole che sia io a chiedergli se mi ama. Provo a dirglielo, ma scuote la testa.

«More romantic, please.»

Io mi trattengo dal ridere. Sembra una scena di uno di quei film d’amore assurdi.

Allora entro nella parte, lo guardo con tutto il romanticismo di cui sono capace e gli domando:

«Mi ami?»

Lui si avvicina e, con voce dolcissima, risponde:

«No.»

Rimango a guardarlo.

Poi mi ridomanda.

«Mi ami?»

Ho capito il gioco. Sussurro.

«No.»

Mi bacia sul collo.

«Mi ami?»

«No.»

Sale ancora, lentamente, continuando a baciarmi.

«Mi ami?»

«No!»

Questa volta la voce mi esce forte e tremante, carica di eccitazione.

E lui mi bacia sulla bocca in maniera sporca e lasciva, con la lingua già fuori.

Mi fa sedere sul divano.

Con una mano sfioro il taser che aveva lasciato lì. Appoggio lo spray al peperoncino e stringo il taser. Provo ad accenderlo: sento la scarica secca e lo schiocco della scintilla.

Lui si allontana immediatamente di qualche passo, ma resta abbastanza vicino perché io possa ancora raggiungerlo.

Mi sento sicura.

Sorrido.

Lui si abbassa e comincia.

Mi toglie le scarpe.

«Mi ami?»

«No.»

Mi accarezza lentamente dai piedi fino ai fianchi.

«Mi ami?»

«No.»

Mi sfila la gonna, facendola scivolare lungo le gambe fino ai piedi.

Si ferma.

«Mi ami?»

«No.»

Ritorna su con le mani e mi sfila le mutandine.

«Mi ami?»

«No.»

Mi bacia un piede e risale lentamente lungo la gamba fino all’inguine. Continua senza fretta, sfiorando le grandi labbra, sale fino al pube, sempre più vicino al clitoride che pulsa e aspetta il contatto. Arriva è delicato, umido. Inizia a succhiare e roteare la lingua tutto attorno.

Poi, di colpo, si ferma.

Di scatto si allontana con la testa.

Mi guarda sorridendo.

«Mi ami?»

Io lo fisso, gli metto entrambe le mani sulla testa e lo spingo di nuovo tra le mie gambe.

Mi sento libera.

E glielo dico.

«CONTINUA STRONZO»

.

Coppia Romana e TheManager hanno reagito a questo messaggio.
Coppia RomanaTheManager

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