Vita da pornostar. Sesso nella finzione ma impossibile trovare l’amore nella realtà.

Sovereign Syre è oggi un’affermata blogger, stilista e scrittrice di libri che hanno un ottimo seguito. Ma di recente ha raccontato, soprendendo molto seguaci che non conoscevano proprio tutto di lei, i problemi che ha avuto nella vita di tutti i giorni quando faceva la pornostar

Tanto sesso nella finzione, ma nella realtà nessuno che volesse andare oltre a un secondo appuntamento con lei.

L’amore era precluso

Leggiamo insieme questo bellissimo racconto di un mondo che trascende da quello dei DVD dove le attrici sembrano tutte felici e contente di fare un lavoro ben remunerato e divertente.

Articolo originale di : Sovereign Syre

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Nel 2011, quando ho iniziato a lavorare nel porno avevo una relazione e pensavo sarebbe durata per sempre.

Qualche anno dopo, ritornata single, ho deciso di ricominciare ad uscire con altre persone. Lì ho capito che ero davanti a un doppio dilemma: non capivo bene come un single dovesse approcciare l’argomento “coppia” e pensavo che, se avessi incontrato quello giusto, avrei dovuto trovare un modo per dirgli del mio lavoro “non convenzionale”.

Conosco molte ragazze che fanno il mio stesso lavoro i cui partner, estranei al mondo del porno, sono molto felici. Al contrario di ciò che si dice (che la maggior parte delle persone non uscirebbe mai con un professionista del sesso), c’è tantissima gente, istruita e con lavori “rispettabili”, che vorrebbe sposare una porno star. Forse a qualcuno sembrerà strano, ma l’importante è che non lo sia per la coppia in questione.

 Quando mi sono ritrovata single ero nel porno già da un anno, ma lavoravo solo con le donne, cosa che per molti è più “giustificabile”.

Non mi interessava molto il coinvolgimento emotivo e non mi preoccupavo di cosa sarebbe successo se avessi deciso di uscire con un “civile”, bastava “solo” spiegargli che avevo fatto sesso con delle donne davanti ad una telecamera. Forse gli avrei fatto anche guadagnare punti con gli amici.

In quell’anno da single mi godevo la mia libertà.

Ero piuttosto “viziata”. Se volevo semplicemente del buon sesso senza risvolti emotivi, potevo chiamare uno dei miei colleghi. E per un po’ ho fatto proprio così. Sono andata a letto con i miei colleghi, era una cosa tranquilla e riuscivo a soddisfare i miei desideri fisici senza fornire alcuna spiegazione.

 Un giorno ero dal benzinaio, mentre gonfiavo una ruota mi si accostò un ragazzo bellissimo. Sembrava uscito da una pubblicità, guidava una Mercedes da cui risuonavano le note dei Band of Horses.

Non era esattamente il mio tipo, ma era affascinante e sicuro di sé.

“So che può sembrare strano, ma sei davvero stupenda e se non ti chiedo subito il numero, potrei non vederti mai più”.

Si chiamava Paul e aveva dei denti bianchissimi. Gli diedi il mio numero.

Quella sera uscimmo insieme. Lui era molto gentile e carino, mi disse che si era appena laureato e stava pensando di entrare alla scuola di polizia per diventare ispettore.

Stava andando alla grande, ma capii che non volevo dirgli assolutamente nulla di me.

Mi spiego. Mi piaceva l’idea di raccontargli della città in cui sono cresciuta, della mia doppia laurea in sociologia e letteratura, del mio prestigioso corso di scrittura e del mio primo romanzo, a cui stavo lavorando. Volevo dirgli dei miei tre anni a New York dove avevo lavorato come modella per artisti. Però non volevo parlargli del mio attuale lavoro.

Amo il mio lavoro. Penso di fare qualcosa di importante. Lavoro per raccontare storie che la gente usa per i propri orgasmi e credo che avere un orgasmo sia una parte essenziale della vita umana, di cui non dovremmo mai giustificarci. Capisco che, nei fatti, siamo ancora molto indietro. Passo molto del mio tempo a sorbirmi le stronzate della gente, la loro vergona e la loro frustrazione quando si parla di sessualità.

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Così decisi di non dirgli nulla.

Mi autogiustificai pensando che non sapevo se sarebbe diventata una cosa seria e che non era necessario appesantire il tutto con il solito pregiudizio sessuale che si traduce sempre in duri attacchi verso le donne indipendenti sessualmente ed economicamente.

Soltanto scrivere dell’argomento mi fa venire mal di testa. Mi sembra di sentire la voce dei detrattori del porno che esprimono opinioni basate su percezioni irrazionali e non su dati scientifici. Scusate, sto divagando.

Ci baciammo dolcemente. Era chiaro che mi desiderava ma fu rispettoso, in un modo così dolce che sentii le farfalle nello stomaco.

Tornai a casa sapendo che era una situazione ingestibile. Non poteva scoprire chi fossi davvero né sapere come sarebbe andata tra noi senza conoscere tutta la verità. Ma la verità avrebbe potuto mettere fine a tutto. Sono abbastanza brava a capire gli altri e nella nostra conversazione avevo colto i segnali giusti: avrebbe potuto avere dubbi sul porno e questo poteva causare attriti.

La chimica c’era ma decisi che non valeva la pena crearsi problemi per lui.

Non disperai a lungo. Quando mio fratello venne da me per le vacanze, mi illustrò le virtù di un’app per incontri chiamata Tinder.

Una soluzione del genere sembrava più a portata di mano. Avrei potuto espormi senza usare le foto del lavoro, ottenendo risposte dalle persone a cui piacevo, per poi “confessare” il mio segreto dopo qualche appuntamento.

Iniziai a ricevere raffiche di notifiche dei “match” che potevano interessarmi. Tinder è una vera e propria traversata nella giungla del sesso. Ero attenta a rifiutare i contatti basandomi solo sull’aspetto, sull’età o sugli interessi. Ma il problema restava: è difficile conoscere qualcuno senza rivelare un’informazione importantissima, ovvero che ti guadagni da vivere vendendo servizi sessuali.

Nelle prime fasi del corteggiamento virtuale cercavo di tenere fuori il mio lavoro, quindi era ovvio che fossi io a chiedere dell’occupazione altrui.

Le chiacchierate erano sempre ripetitive e strane, ruotavano intorno al fatto che facessi un lavoro che avrebbe potuto influire sui diversi aspetti di una relazione, qualora fosse iniziata. Il porno mi ha insegnato una cosa: la sessualità delle persone è variegata e tutti sono abbastanza imbranati nel gestirla. Dal momento che ogni tentativo di parlare di sesso è sempre un po’ goffo, essere una del settore è come mettere sul tavolo una pistola carica.

Era difficile. Su Tinder trovai alcuni contatti interessanti. Ho una laurea e sono una scrittrice, ho molti interessi che non sono comuni tra i miei colleghi. Ho iniziato a cercare appuntamenti avendo alle spalle un background insolito, che va bene per le amicizie ma può diventare un ostacolo quando si vogliono relazioni più intime. Tinder mi offriva delle occasioni ghiotte. Un ragazzo con degli addominali da urlo, una laurea in letteratura comparata che bacia un delfino? Wow.

Capii che dovevo uscire allo scoperto.

Preparai una risposta “standard”. Quando un ragazzo mi avrebbe chiesto di me, del mio lavoro, avrei risposto:

“Scrivere è la mia vita. Viaggio molto, ma non vado in luoghi particolarmente interessanti, di solito San Francisco o Las Vegas, a volte New York. Mi piace la storia e la musica e ho un pitbull di nome Coco a cui sono molto legata. Non potrei vivere senza il mio Iphone, vivo nelle mie valige e non ho ancora disimballato tutti i miei mobili. Netflix è come una droga e seguo una dieta che prevede anche “il giorno dello sgarro” e “la spirale del senso di colpa”. Mi piacciono le espressioni “eccessivamente” e “infinitamente”. Sono femminista e progressista, ho una laurea e opinioni molto decise sul divario salariale. Scrivo per un programma “edutainment” (istruzione unita al divertimento) di storia su Youtube, ho un mio podcast e, inoltre, sono una porno star”.

Questo breve testo mi è tornato utile. La maggior parte dei ragazzi non era spaventata dalla mia ammissione. Ho scoperto che molte persone hanno amici nel mio settore e in tanti non hanno problemi ad andare a letto con una donna che fa sesso per mestiere.

Ho capito che il tono della conversazione sarebbe cambiato in ogni caso. I ragazzi mi chiedevano di mandargli dei selfie, dicendomi che ero sexy anche se avevo deciso di utilizzare foto dove ero super coperta e la mia bio diceva: “Genio dagli occhi di cerbiatto cerca una specie di Marco Aurelio per romantica e disordinata relazione”.

Ovviamente volevano sapere tutto del mio lavoro. Molte conversazioni si sono trasformate in scambi dal contenuto sessuale, si parte dalla convinzione che tu voglia solo occuparti di erezioni.

“Sei così sexy. Mi manderesti una foto?”

Capisco che è detto come un complimento, ma il punto è che la maggior parte delle mie interazioni si basano sul mio aspetto ed io cerco un senso d’intesa quando decido se frequentare o meno qualcuno. È una sfumatura sottile, ma c’è… hai la sensazione che gli uomini siano sopraffatti dal pensiero di avere a che fare con una P_O_R_N_O_S_T_A_R.

Non posso prendermela con nessuno. Non ci sono istruzioni per frequentare una “professionista” del sesso e non mi aspetto che la prendano bene fin da subito. Sono adulta e vaccinata, ho visto delle relazioni decollare ed altre finire, ma ogni coppia è una storia a sé e tutti devono gestire sentimenti più che umani come la gelosia, l’insicurezza e l’egoismo.

Mi sono ritrovata in un pantano. Tinder era troppo “carico” di attese sessuali per me. Non in modo divertente, quello in cui tutti vogliono venire a letto con te. È fastidioso perché tutti ritengono di dover parlare apertamente dei loro desideri e delle loro inibizioni solo perché ai loro occhi non sei più “normale”.

Ho eliminato l’app dopo 4 o 5 conversazioni finite tutte allo stesso modo.

*Messaggio divertente per sembrare interessante*

*Risposta carina*

“Sembri intelligente, dimmi un po’ di che periodo storico ti occupi? Cosa scrivi?”

*Parlo del periodo della Rivoluzione Francese di cui mi occupo e chiedo loro di qualcosa che ho letto sul profilo*

“Sei di qui? Cosa fai?

*Copio e incollo la risposta “preparata”*

“Wow, interessante”

“A volte, di solito è solo un lavoro divertente”

“Allora possiamo fare tutto ciò che vogliamo”

*Silenzio imbarazzante”

“Ehi ragazza sexy”

“Silenzio rassegnato”

“Vuoi ancora uscire con me?”

Ho deciso di abbandonare i siti d’incontri e di puntare su persone conosciute su Twitter o tramite altri amici, che sanno già qual è il mio lavoro. Sono diventata molto “zen” quando si tratta di appuntamenti. Aspetto che siano i potenziali partner a venire da me.

Sono impaziente, quindi è una sfida ma i risultati sono stati sorprendenti. Molti ragazzi sono aperti all’esperienza di uscire con una ragazza che lavora nell’industria del sesso (a quanto pare il pregiudizio con cui ho dovuto lottare non è così radicato). Quando giochi a carte scoperte, possono accaderti cose incredibili.

Ho un mio podcast dove intervisto dei comici e ho scovato questo tizio di New York molto interessante. Ho saputo che stava per venire a Los Angeles e abbiamo iniziato a parlare su Twitter, poi a scriverci messaggi. Avevamo una buona intesa, così abbiamo deciso d’incontrarci in occasione di un suo show. Era fenomenale, attraente, intelligente ed aveva un magnetismo che ti dava l’impressione di averlo già visto in TV.

Dopo lo spettacolo, siamo andati al bar e abbiamo parlato della sua partecipazione al mio programma. Stava per ripartire, ero curioso di ciò che facevo, di cosa volevo dalla vita, delle mie ambizioni. Cercai di spiegargli la mia idea.

“So che molte persone non sono interessante a ciò che penso perché sono una porno star, ma sto cercando di smontare questa cosa. Se coinvolgo un comico, saranno più propensi ad ascoltare le mie idee”.

“La mia ex era una escort, anche lei la pensava così”. Lo disse senza la minima traccia di vergogna o giudizio.

Credo di aver sorriso per la prima volta da quando avevo iniziato a parlare.

Non era un appuntamento, né un incontro romantico, ma mi ha riempito di speranza.

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