ILO Forum Racconti Erotici / Hard UNA SERATA DA LUPO (PARTE SECONDA)

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    Una serata da Lupo (Parte Seconda)

    Ellen ammiccò rivolta all’obiettivo, con gli occhi che luccicavano, mentre si faceva scivolare in bocca solo la cappella, la mulinava di lingua, risaliva lungo il filetto, lasciando bave e filoni di saliva mista a liquido preseminale. Lupo si godeva il sesso orale, ora spingendole il cazzo in bocca più a fondo, ora lasciandoglielo leccare solo in punta; dopo qualche attimo fece avvicinare alla donna uno degli amici, in modo che lei potesse deliziarsi di tutte e due le verghe.
    «Filma tutto, Mark, ché a rivederlo ti segherai da qui all’eternità.»
    Ellen leccava come una indemoniata le due cappelle che si toccavano in punta, davanti alla bocca. Aveva voglia di farsi scopare, lo diceva chiaramente con lo sguardo al piccolo obiettivo spione. Lo capì anche il marito,che alla fine sbottò: «Scopatevela, dai, ragazzi.»
    «Bravo Mark! Stai diventando un vero regista. Hai capito che a succhiarli se li immagina già dentro, che spingono a fondo, eh?»
    Lupo le aprì grandi e piccole labbra, spalancandole alla vista della camera: «Hai visto quanto è larga? E profonda? Tu ti ci perdi lì dentro, con quel tuo pistolino, eh, Mark?»
    «Scopatemi!» Ellen sibilò in tono perentorio l’ordine.
    La presero con forza, scopandola a fondo, nella fica e in bocca. Mark continuò a filmare, soffermandosi sul volto della moglie, perennemente coperto da due cazzi che se ne contendevano la bocca, catturando espressioni di puro godimento. Non l’aveva mai sentita urlare in quel modo. Continuava a godere ininterrottamente da più di mezz’ora e, quando riusciva a togliersi di bocca una cappella, li incitava a scoparla ancora più forte.
    «Vieni qui, Mark. Devi filmare il capolavoro, la gran sborrata.»
    Il marito avrebbe voluto partecipare, ma era come ipnotizzato, e la responsabilità di immortalare sua moglie mentre si faceva venire in bocca da due sconosciuti, e nella passera da un terzo, era troppo forte per posare la camera e venire insieme agli altri. Il tizio che la pompava da sotto rantolò, menando poderosi colpi dettati dall’orgasmo in corso. Ellen, sentendosi irrorare dentro da fiotti caldi, non resistette, inarcandosi e godendo in un urlo silenzioso, senza fiato. Tom, che se lo menava con vigore, le pose una mano sul capo, facendola voltare quel tanto che bastava per poter mirare con precisione. Poi, sugli echi dell’orgasmo di lei, incominciò a vomitare sperma, uno, due, tre fiotti, i primi dritti in bocca, l’ultimo sulle labbra ormai chiuse e, di striscio, sulle guance. Ci fu un attimo di pausa fra le pulsazioni, e poi ancora filoni colanti sul viso. Lupo chiamò con decisione, avvicinò il glande alla bocca di nuovo aperta, e indirizzò i fiotti sulla lingua e più giù. Tenne fermo il capo di Ellen e chiamò a sé Mark, perché zoommasse sul mare di sborra calda che a stento le stava in bocca. Le tappò il naso e le piantò il cazzo dentro, spingendolo fino in fondo, piano piano. E più affondava, più i rivoli bianchi agli angoli della bocca si ingrossavano di lucente seme. Arrivato in fondo lei deglutì tutto, e lui la liberò.
    Ellen mostrò orgogliosa al marito la bocca vuota, e fece la lingua in camera. Poi si accorse del pistolino duro del marito, e gli diede un bacio in punta, lasciandolo lì in attesa: preferì succhiare ancora i due bigoli che l’avevano appena soddisfatta. Il terzo si sfilò da sotto, lasciando che lei si stendesse comodamente sul divano, tranquilla e rilassata nell’occuparsi dei generosi e graditi ospiti.
    Lupo si impadronì della videocamera: «Guarda, Mark. Aprile la fica, dai.»
    Era colma di sperma e, una volta dischiusa, lasciò traboccare seme bianco.
    «Guarda che spettacolo! Non ti viene voglia di leccare tutto? Non aver vergogna, Mark. Diglielo anche tu, Ellen.»
    «Voglio che lecchi tutto, Mark, da bravo. Voglio che ti mangi la mia passerina farcita di sborra, sfigato che non sei altro!»
    La donna premette la testa del marito sul sesso, continuando: «Voglio che tu capisca quanto sono troia, quanto ho bisogno di cazzo. Tanto lo so che ti piace la mia fica farcita di sperma!»
    Ellen godeva nel sentirsi colare e ripulire allo stesso tempo, con tre cazzi ancora duri che le accarezzavano il viso.
    «Non penserai che sia finita qui, vero Ellen?» Lupo scambiò uno sguardo di intesa con i due soci, che annuirono, mentre Ellen gemeva: era una delle rare volte che il marito riusciva a farla godere leccandola.
    Lupo recuperò il cellulare e fece una nuova chiamata, ancora più breve della precedente.

    Questa volta bussarono alla porta immediatamente dopo i due squilli. Andò ad aprire Robert, dato che tutti gli altri erano piacevolmente impegnati. Entrarono altri due compari, sorridenti e vogliosi come non mai.
    «Hai leccato tutto, Mark? Bravo! Hai mai regalato le gioie della sodomia a tua moglie? Sai cosa succede adesso, vero? La violiamo in tutti i buchi»
    Fecero girare la donna col culo all’insù, palpandoglielo e schiaffeggiandoglielo delicatamente.
    «E’ proprio invitante questo culetto, vero? Leccalo, Mark, prepara la strada per quando glielo sfonderemo. Sborraci sopra, fai da apri pista.»
    Il marito era sovraeccitato e vinto nella volontà, ormai disposto a fare tutto ciò che gli veniva ordinato di fare, sia da parte del branco sia da parte della sua padrona. Leccò il buchino rugoso, poi ci strofinò su il cazzo, venendo quasi immediatamente e inondando le natiche di sperma. La moglie mugolò, e prese a spalmarsi il culo di crema, infilandosi due dita dentro l’ano.
    «Aiutala, Mark, raccogli tutto il tuo succo e spingilo nel buchino. Lubrificalo e ungilo per bene.»
    Mark, ancora scosso, ubbidì, fin quando uno dei nuovi arrivati non lo fece spostare. Lupo gli rimise in mano la videocamera, il tizio puntò la cappella sulla rosea rondella e la penetrò. Ellen inizialmente accennò una smorfia sofferente, poi si rilassò, e incominciò a muovere il bacino, segnalando che lo voleva tutto, che potevano abusare pienamente di lei, che ora voleva colpi profondi. Un altro degli ospiti le si infilò sotto, prendendola nella fica, facendole desiderare di urlare a pieni polmoni che voleva farsi fottere in quel modo tutta la vita, ma il terzo ospite glielo impedì, spingendole l’uccello duro e nodoso fino in gola.
    «Cosa ne pensi di questa scena, Mark? Non ti sembra quasi vero che la tua mogliettina si faccia scopare in tutti i buchi in una volta sola, eh?»
    Al regista ormai ultra cornuto tremava la mano, e il bigolino era di nuovo duro come la pietra. Godeva nel riprendere i due cazzi che sfondavano la moglie nella fica e nel culo, si eccitava nel vedere come lei, arrapata come non mai, ciucciasse le restanti tre cappelle, era scosso da brividi tutte le volte che i cinque diavoli si davano il turno, ripetutamente. Seguiva con morbosa attenzione attraverso la visuale del mirino i buchi dilatati, girava intorno alla protagonista delle sue perversioni, filmando il bigolo che un istante prima le trivellava il culo e subito dopo veniva ingoiato fino ai coglioni dalla bocca instancabile che sembrava fatta solo per dare piacere, per risucchiare e lucidare travi sempre dure e gonfie. Li avrebbe bevuti di nuovo tutti? Tutti insieme? Questa volta avrebbe partecipato anche lui, a tutti i costi.
    «A questo giro ti riempiamo di sborra anche il culo, troia!»
    Lei mugolò, manifestando pieno assenso a quell’affermazione. Gli ultimi due arrivati, con i coglioni ancora pieni, la riempirono a turno, venendole copiosamente nelle viscere, dopodiché le infilarono dentro il collo di una bottiglia di birra vuota. La tirarono su, facendola accosciare sul contenitore appoggiato a terra, mentre lei ci dondolava sopra, continuando a spompinare gli altri, pisciando sperma dal culo nel recipiente trasparente. Lupo le sfilò la bottiglia e, tenendogliela sollevata sul volto, si voltò verso il cameraman: «Adesso guarda cosa vuol dire aver sete di sborra.»
    Lupo rovesciò lentamente il contenuto dall’alto, invitandola a bere dal lussurioso porron, e lei non rifiutò l’invito: raccolse sulla lingua il flusso denso, mulinandola in quel guazzabuglio bianco e cremoso, ne deglutì una parte prima che il resto le scivolasse sul viso. Riaperta la bocca, ricevette sperma fresco da uno dei tre che ancora si stava menando: il seme le colava copioso sul mento, lungo il collo; se lo ricacciò in bocca con le mani, ma Lupo le inondò la fronte con il resto del contenuto, rendendo vano ogni suo sforzo per non sprecarne nemmeno una goccia. Infine vennero gli ultimi due, e il volto di Ellen si trasformò in una maschera lucida e bianca. Si aiutò con le cappelle ancora pulsanti per raccoglierlo, boccheggiando, quasi soffocata da quel diluvio di lussuriosa crema.
    Lupo si rimpossessò della camera per il finale. Fece una carrellata su tutti i protagonisti, su Mark, su se stesso, terminando su Ellen, che ancora si spalmava il viso, godendosi la maschera di bellezza.
    «Questa è la storia di Ellen, che ha goduto di cinque veri uomini in tutti i buchi, che oggi è diventata ufficialmente una vera troia, gran spompinatrice di cazzi, slabbrata nella fica e sfondata nel culo. Sono sicuro che ci chiamerà ancora per brindare con il nostro sperma. Ma resta ancora una scena da girare… Mark, vai ad adorare la tua dea. Leccale via tutto il nostro seme, prenditi cura di lei.»
    Ormai in stato di trance, il marito ubbidì anche a quell’ultimo, umiliante ordine, eccitandosi ancora nel rendersi conto di quale servizio avessero fatto a sua moglie. Leccò tutto, con gusto, leccò la fica calda, umida, completamente slabbrata e dilatata per i bigoli che avevano goduto di lei. Decise di scoparsela per ultimo, quasi volesse segnare il territorio, anche se ormai era stato conquistato e saccheggiato a piene mani. Il suo pisellino si perdeva nella vagina scavata, menava colpi a vuoto, senza raggiungerne il fondo, senza toccare le pareti, come se fosse perso nel nulla cosmico: più spingeva e più si affannava, ma senza ottenere alcun risultato. Le risate dei cinque tori e l’espressione annoiata della moglie gli fecero scendere l’inutile erezione che lo aveva colto.
    «Lascia stare amore, sono stanca e mi hanno usata come tu non potrai mai. Ti puoi tirare una sega più tardi, mentre riguardi il filmino, cercando di imparare come si fa godere una donna, in tutti i sensi e in tutti i buchi.»
    Si alzò, lasciando inerme e pietrificato il marito. Come una perfetta padrona di casa andò a salutare gli ospiti, congedandosi da ognuno di loro con un ultimo bacio in punta di cappella e filando a farsi una doccia. I cinque andarono via, vociando allegramente, elargendo ancora complimenti all’indirizzo della vogliosa mogliettina.
    Nel salotto che aveva visto consumarsi l’orgia rimasero solo l’odore del sesso e un marito sempre più eccitato che, collegata la cam al pc, si segava furiosamente, riguardando la donna che aveva conosciuto e sempre considerato come tranquilla e cheta compagna di talamo, trasformarsi in troia insaziabile dal rapace vigore di cinque instancabili tori.

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