ILO Forum Racconti Erotici / Hard LO SPORTELLO VERSAMENTI (PARTE PRIMA)

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    Lo sportello versamenti (Parte Prima)

    Il paesino di Rocca Turgida domina, arroccato su una collina, una pianura vasta e fertile. Gli abitanti, per lo più agricoltori e possidenti terrieri, sono persone tranquille e benestanti. È un luogo dove tutto sembra immobile, sicuro ed eterno nel suo tranquillo svolgersi, senonché il progresso e la lontana città un bel giorno turbarono lo status quo delle cose.
    L’avvento della tecnologia fotovoltaica ha scosso profondamente l’economia del luogo: parte della vasta e fertile pianura è diventata l’opportunità per una rendita pulita e con poco sforzo, lo stesso dicasi per i tetti di capannoni, di stalle, di granai e magazzini. L’unico istituto bancario presente in paese, il Credito della Brogna, da uno stato di sonnolente e catatonica attività, si trovò improvvisamente al centro di lucrosi affari, con la concreta possibilità di gestire ingenti patrimoni, avendo ormai da anni le mani in pasta con i ricchi proprietari dei campi e dei capannoni del territorio.
    Venne quindi nominato un nuovo direttore, una persona ambiziosa e capace di svecchiare la sede defilata per renderla moderna e al passo con i tempi, un manager in grqdo di organizzare un business chiavi in mano per finanziare la progettazione e la costruzione di quanti più possibili parchi fotovoltaici sul territorio. La filiale sarebbe rimasta comunque piccola e a misura d’uomo, dotata di un solo sportello aperto al pubblico: sarebbe presto diventata una sorta di minuscolo e prezioso scrigno che si sarebbe riempito di luccicanti dobloni d’oro.
    Il direttore ristrutturò, pulì, tirò a lucido il locale, organizzò un’aggressiva campagna pubblicitaria (in realtà gli bastò spargere la voce in paese) e organizzò una cena con i maggiori finanziatori del progetto, alla quale sarebbe seguita la presentazione della sede nuova di pacca. Era stato preparato un simpatico salvadanaio a forma di sole in cui ciascuno dei partecipanti avrebbe infilato simbolicamente un euro per sancire l’accordo. Ovviamente era attesa una giovane dipendente, alla stesso tempo hostess e promoter dell’evento, che avrebbe accolto sorridente i clienti al tintinnare delle monete depositate. Era tutto un po’ pacchiano, ma a Rocca Turgida i ricchi agricoltori e i proprietari terrieri andarono in brodo di giuggiole per l’attenzione e le moine rivolte loro dalla banca.
    Nel pomeriggio del giorno fissato per il grande evento arrivò la nuova impiegata per ultimare i preparativi e far sì che tutto andasse come previsto. Arrivò dalla città, e parcheggiò alle 17:00 in punto nell’unica piazza del paese, dove risiedevano l’antico bar, il rinomato ristorante e la ricca banca. Scese da una city-car color metallizzato, luccicante al sole caldo del pomeriggio. La piazza e il bar erano già pieni degli investitori, tutti ben vestiti, che non aspettavano altro che poter consumare l’aperitivo in attesa della tanto agognata cena. Le chiacchiere si interruppero quando una scarpina décolleté fece la sua comparsa sul consumato acciottolato della piazza. Nel silenzio generale tutti osservarono la gonna aderente sopra al ginocchio, la camicetta bianca e semplice, un mare di riccioli rossi che incorniciavano un volto delicato e piacente, gli occhiali dalla montatura scura che le davano un’aria seria e sensuale allo stesso tempo.
    Fatti pochi passi la porta della banca si aprì e il direttore strinse la mano alla nuova venuta e l’incanto suscitato dalla straniera, giovane e affascinante, svanì, inghiottito dal nuovo mistero del Credito della Brogna.
    Archiviata la visione della nuova venuta, gli uomini ricominciarono a chiacchierare, a voce un po’ più alta rispetto a prima, ciascuna cercando di fare prevalere il proprio parere sulla banca, sul direttore, sul rischio dell’investimento e, soprattutto, sull’andamento sculettante della nuova venuta.

    Il sole strisciò lentamente dietro all’orizzonte, l’alcool consumato durante l’aperitivo scaldò i cuori e accese l’immaginazione e tutti si ritrovarono seduti e trepidanti al tavolo del ristorante. Infine il direttore arrivò, accompagnato dall’assistente dai riccioli di fuoco, che presentò alla platea come la bella Angelica, che regalò il primo applauso della serata, come se a compiacere il direttore si potesse conquistare la segretaria; l’uomo sedette a capotavola, alzò un bicchiere e brindò all’evento, dando il via al convivio.
    La cena fu rumorosa, abbondante e innaffiata da molte bottiglie di buon vino, frutto di quella terra meravigliosa che accoglieva vigneti e ricchezze naturali in ogni dove, a sentire gli ormai brilli commensali. Tutti cercavano l’attenzione della ragazza, strizzandole l’occhio o chiamando a gran voce un brindisi in suo onore. Lei, seduta composta al fianco del capo, rise alle battute, sia a quelle raccontate nello stretto dialetto locale sia a quelle più piccanti e ridanciane, seguì con attenzione le storie personali e i racconti colorati dai vapori dell’alcol che, mano a mano, accompagnarono la cena.
    Tutti, però, poterono notare le scarpine col tacco che esaltavano caviglie e polpacci fini e delicati, gambe abbronzate che si accavallavano infilandosi sotto il leggero tessuto della gonna, la camicia candida che a stento conteneva un seno prosperoso, un collo adorno di una sottile collanina che sembrava splendere di luce propria, occhi che profumavano di donna e labbra che catturavano immancabilmente lo sguardo.
    Terminato il banchetto gli ospiti, satolli e grati per la cena luculliana, si raggrupparono dietro al direttore e alla sua aiutante, quasi spintonandosi per poter essere in prima fila, stregati dal bacino ondeggiante e dal seducente ticchettare sul selciato. La malìa del momento, amplificata dal vino e dalla generale eccitazione, terminò finalmente all’interno della nuova sede. Angelica passò dietro all’unico sportello presente, sorridendo, mentre gli arredi moderni, i quadri, le piante, le poltroncine d’attesa e i colorati tendaggi strappavano commenti meravigliati ai clienti: i colori chiari e tenui mettevano maggiormente in risalto i volti rubicondi degli ammirati spettatori, mentre tutti setacciavano le tasche alla ricerca del simbolico euro da donare come buon auspicio per il progetto.
    Quando il direttore, finito di elogiare l’arredo, si voltò verso il banco per indicare il salvadanaio-sole, la ragazza ammiccò, appoggiando le braccia tese sul tavolo, in una posa tale che i bottoni della camicetta si tirarono fino quasi al punto di non ritorno.
    Angelica invitò gli ospiti a mettersi in fila per ritirare il materiale informativo e depositare l’euro nel salvadanaio, il direttore si spostò verso lo sportello, tronfio per il successo e il buon inizio del proprio incarico.

    A questo punto le cose presero una piega imprevista, forse per colpa del troppo vino, per l’euforia del facile guadagno, per il profumo di primavera che si sprigionava dai riccioli di Angelica ad ogni piccolo gesto che compiva muovendo il capo, mentre sorrideva e annuiva alla fila davanti a sé.
    Tra i pazienti investitori in coda passò come una scarica elettrica, seguita da occhiate, consensi e bisbigli: il primo bottone della camicetta era sbottonato, cosicché la ragazza, seduta alla scrivania, era oggetto di quasi palpabili occhiate. Il primo a presentarsi con l’euro stretto fra le dita fu un quarantenne imprenditore, agitato e con i pantaloni gonfi dalla voglia di donna. Angelica notò la patta, gli sorrise e, giratasi per prendere una brochure riepilogativa del futuro investimento, posò l’incarto sul tavolo, sporgendosi in avanti. Una valle calda e profumata di misteriose fragranze si spalancò davanti agli occhi dell’uomo, già in stato confusionale, che ignorò il salvadanaio e, come ipnotizzato, infilò la moneta nell’invitante taglio del seno. Il direttore sbiancò, tutti gli altri si zittirono, Angelica proruppe in una esclamazione di genuina sorpresa e scoppiò in una risata allegra e maliziosa, per nulla scandalizzata dal gesto.
    Prima che il capo potesse reagire, le inibizioni crollarono del tutto al commento dello stesso donatore, che con occhi sognanti esclamò: «Potessi versare altro contante… Liquido!»
    Il direttore, cedutegli le gambe, si appoggiò al banco, in cerca di una soluzione che potesse salvare la situazione; cercò di parlare, ma riuscì solo a blaterare parole senza senso, mentre il gruppo circondava lo sportello, assediando l’impiegata nella sua postazione. Lei si strinse il seno, in mezzo al quale luccicava la moneta, e invitò gli altri a depositare l’obolo.
    Qualcuno ebbe la presenza di spirito di sincerarsi che la porta della banca fosse chiusa e che le tendine che davano sulla piazza fossero ben tirate, prima di rimettersi in coda e godersi il corso degli eventi, nella speranza di un epilogo soddisfacente sotto tutti i punti di vista.
    Dal più giovane al più anziano, tutti gli investitori in fila trovarono di loro gradimento l’incidente; il direttore bofonchiò qualcosa nei loro confronti, e nei confronti di Angelica, ma la situazione gli stava decisamente sfuggendo di mano.
    «Quindi come funziona questo investimento?»
    Un coro di risate generali riempì l’ambiente.
    «Giusto! Signorina, ci spieghi cosa e quanto dobbiamo versare per partecipare all’affare!»
    Il direttore osservò allibito mani che infilavano euro fra le tette della sua collaboratrice, fin quando ebbe il reggiseno pieno e fu costretta a scrollarseli di dosso. Angelica si alzò, sedendosi sul banco e scostando l’ormai inutile salvadanaio: «Calma signori. Vi ricordo che dove l’offerta e la domanda si incontrano il gioco funziona e diverte. E l’investimento ne guadagna! Io sarò il vostro bancomat, ma al contrario: strisciate le vostre carte, non per prelevare ma per versare tutti i vostri averi. La partecipazione è libera, ma mi raccomando, non deludete le aspettative della vostra affezionata banca!»
    I clienti in fila non ci misero molto a trovare la posizione giusta per smaltire al meglio la fila: stesa sul banco, le sollevarono la gonna fino a scoprirle le mutandine semitrasparenti di pizzo, già umide di piacere; le sbottonarono la camicetta, facendo esplodere le tette fuori dal reggiseno: i capezzoli erano turgidi, sembravano vibrare alle ondate di testosterone improvvisamente rilasciato nell’aria. La circondarono sbottonandosi le patte, chi timidamente, chi con foga liberatoria; la vezzeggiarono, la accarezzarono, la coccolarono, elogiandone le meraviglie di femmina. Le si accucciarono in mezzo alle gambe aperte, e scostate le mutandine, rimasero estasiati da quello che sul momento appellarono come “candido bocciuolo”, poi come “fiore del peccato” e “insaziabile fica” a fine serata, dopo essere scesi dai picchi del piacere.

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